Chiunque causa un danno ingiusto ad altri è tenuto a risarcirlo. A differenza dell’indennizzo, versato quando un comportamento autorizzato dall’ordinamento comporta dei danni per i terzi, il danno risarcibile si distingue in danno patrimoniale e non patrimoniale (in cui si colloca il danno biologico).

Il nostro sistema giuridico prevede il principio secondo cui ognuno deve comportarsi in maniera da non ledere la posizione altrui. Il pregiudizio derivato da un comportamento colposo (cioè causato da negligenza, imperizia o imprudenza) o volontario di un altro soggetto viene definito danno. Se il danno è ingiusto, cioè il comportamento che lo ha causato non è autorizzato o imposto da una norma, allora l’autore del comportamento è  obbligato per legge a risarcire il danno stesso.

Nel caso in cui il danno derivi da un comportamento materiale tra due soggetti che non sono legati da rapporti precedenti, come nel caso del sinistro stradale, per potere ottenere il risarcimento, il danneggiato deve provare l’esistenza di un danno e il fatto che questo deriva da un comportamento negligente di un terzo (il danneggiato, tecnicamente, deve provare la colpa dell’agente).

Il danno può essere anche conseguenza dell’inadempimento di un contratto. In tal caso il danneggiato può limitarsi a contestare alla sua controparte una condotta negligente provando inoltre che da questo comportamento è derivato un danno (l’altra parte dovrà invece provare di avere eseguito correttamente gli obblighi derivavanti dal contratto)

Vi sono infine situazioni in cui – anche se le parti non sono legate da contratto – si ritiene che, per effetto del particolare rapporto che viene ad instaurarsi tra di loro e del contesto in cui esso matura, i loro obblighi siano regolati come se esse avessero stipulato un contratto (si parla quindi di responsabilità da “contatto sociale”, come nel caso del rapporto che lega il medico e la casa di cura al paziente).

Il danno può essere risarcito solo se è conseguenza immediata e diretta del comportamento del danneggiante, perciò chi richiede un risarcimento deve dimostrare – sia sotto il profilo della sua sussistenza sia sotto il profilo della sua quantificazione – che il pregiudizio si trovi in rapporto di causa-effetto rispetto alla condotta del danneggiante (nesso causale). Accade tuttavia che a fronte alla prova certa di un danno non sia possibile quantificarlo, perciò il Giudice può procedere ad una quantificazione secondo principi di equità (valutazione equitativa del danno).

Il danno patrimoniale è la lesione che un soggetto subisce al proprio patrimonio, quindi immediatamente valutabile in termini monetari, mentre l danno non patrimoniale consiste nella lesione di un bene della vita che non può essere oggetto di quantificazione economica. In quest’ultimo ambito è compreso anche il danno da lesione della salute, detto danno biologico. Di solito, per valutare l’esistenza e l’entità di un danno alla salute si ricorre ad un’apposita perizia medico legale. Un’altra forma di danno non patrimoniale è rappresentata dal danno derivata ai parenti più stretti per la perdita di una persona cara.